A perdere

Alla larga dalle chiacchiere
la vita velenosa
– dell’intruglio solo l’amarezza –
stagna meno a vanvera
se ne sta quasi come un’altra cosa
Tipo il sogno che si mette a sbirciare
nel giorno e gli regala un grumo di stranezza
 
Che farsene, allora
di grandi occhi neri, capelli
più neri degli occhi?
E di quella schiena di lucertola
morbida esse maiuscola
apatia d’oltremare all’aurora
miraggio e snodo di tutti i giochi?
 
Prendere tempo, forse
Drenare di un niente
questa futilità all’infinito presente
No. Già sulle labbra
ti arretra il rosso
e il disgusto è tutt’uno col favore
di spogliarti ancora
 
su Purple haze, su Strange brew
– non ricordo più – 
mentre io, a corto di birra
le dita blu e la faccia di terra
prima di vomitare
prima d’avvizzire
m’affloscio a passo di boogaloo
 
E dire che mi sarei tenuto i denti in bocca
fatto a meno della tua schifosa sufficienza
Sennonché tutto si sfinisce della stessa filastrocca
La città, i suoi respiri scientificamente falsi
– ultimo grido in fatto di crudeltà –
l’asfalto, gli smalti, i viali bolsi
gli algoritmi petulanti, il cibo dappertutto
 
e bla, bla, bla…

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