Un amato funerale – Recensione

Il disperato bisogno di routine, come professato da Chinaski, necessita irrimediabilmente di una fuga da esso. Avviene, dunque, che un funerale – evento più che mai formale nella propria contestualizzazione sociale – diventi “amato” dal momento in cui i protagonisti del cortometraggio – diretto da Luca Murri e prodotto da Debora Leonardi – lo aggirano tramite le infinite vie dell’inconscio. Inconscio, in questo caso, gestito da una provvidenza di gusto squisitamente manzoniano, relegando il prodotto con un feticismo da fiaba. Tra tagli di luce e sfiorati onirismi, la fotografia di Daniele Ciprì restituisce appieno gli intenti del regista, così come l’interpretazione di una spaesata Milena Vukotic – sempre in riferimento alla fuga cui facevamo cenno in apertura -.

Tra situazioni divertenti e personaggi che si perdono per poi ritrovarsi, “Un amato funerale”  ha lo stesso dolce sapore di una storia raccontata ad un bimbo che sta per addormentarsi.

 

 

un amato funerale locandina

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