Caffé e sigaretta: je suis.

Il cambiamento più importante della storia dell’uomo dall’invenzione dell’energia elettrica è indubbiamente Internet, seguito poi, conseguentemente e logicamente, dall’invenzione dei Social Network. Quello che sembrava essere il definitivo trionfo dell’interconnessione tra gli uomini però, ha invece una molto più significativa ripercussione sull’ego e sulla vanità dell’utilizzatore, costretta per la prima volta ad uno stress continuo legato al dovere di partecipare ad un dibattito pubblico troppo variegato e troppo fermentato. Un’eccessiva libertà di espressione, amaramente, diventa così senza dubbio un vero e proprio dovere d’espressione, che si trasforma rapidamente – nell’atto dell’espletare un messaggio, un’opinione, o aderendo ad una o all’altra attraverso la condivisione e l’apprezzamento – in una sostanziale ansia perenne da posizione sociale. L’esistenza stessa di quest’ansia, presente in misure diverse, a seconda della personalità degli avventori dei social, ma indiscutibilmente presente, deriva non tanto da questo percorso causa-effetto, ma da un tessuto sociale e culturale – quello della società dei consumi, edonista, familista e per le due ragioni precedenti più che mai individualista – sul quale si è sovrapposto questo nuovo strato sociale, il più astratto di tutti gli strati sociali poiché esclude ogni forma di contatto al momento della produzione di un’opinione o di una presa di posizione, al quale nessuno era effettivamente preparato.

Si manifestano, insomma, i sintomi evidenti di una mancanza di educazione alla nostra vanità: il tutto appare ancora insopportabile, incomprensibile, ingestibile, noi forse vittime di una nuova forma di manette.

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