Compulsioni²: Labirinti senza centro

Avvertimento al lettore: la parola orgasmo usata nel primo rigo è usata sia nel senso stretto che nel senso lato del termine e i due sensi sono in correlazione fra loro. 

Nel secolo dove quanto mai la lussuria ha assunto una speciale e pericolosa fisionomia, l’orgasmo diventa ogni giorno una delle più grandi forme di verità che regolano i rapporti di coppia, e come tutte le verità dà vita a una serie continua di errori che a loro volta assumono la consistenza della verità stessa. Ciò riguarda in larga parte l’apparato della famiglia tradizionale che, se da un lato sta attraversando l’origine ormai consolidata di una crisi profonda, messo in discussione dall’ipocrisia della felicità matrimoniale e dai parametri che l’etica borghese fa pesare sull’identità del singolo, dall’altro sta vedendo l’individuo evolversi sempre più in una “bolla di sapone sociale” pronta a scoppiare al primo contatto possibile, attratta com’è dalla rapidità sfacciata della comunicazione che, facilitando gli interessi e moltiplicando le cariche erotiche, mette a repentaglio qualsiasi legame dominante e allo stesso modo ne accentua ogni minima crepa. In parallelo la paura tutta contemporanea della solitudine, variegata nei rimedi e resa intraducibile nella società edonistica ed erotizzante per eccellenza; la funzione consolatoria del sesso come via d’uscita dagli schemi casa-lavoro-casa, vissuto ormai più come moda/parossismo di una trappola che come valore di un momento; la fragile espressione con cui una dipendenza diventa tale o trasgredisce una debolezza repressa; l’assorbimento di qualunque residuo socio-pornografico trasmesso/-volto tanto alla riproduzione di ideali-smi spensierati quanto alla profilassi illusoria contro una noia immor(t)ale. Aumentano così non solo i singoli rapporti occasionali, le ninfomanie elementari, i fidanzamenti compulsivi a scadenza trimestrale e le scappatelle del «no, ma io non volevo.. » ma anche tutte quelle coppie che sorpassata la tensione amorosa prolungano la propria fine creando un’apparente armonia fondata sul sesso (è forse quest’ultimo un modo celato per ritrovare ciò che è andato perduto o la prova definitiva che è rimasta la sola forza presente?). Aumenta inoltre il numero dei matrimoni mandati all’aria e diminuisce quello dei matrimoni in generale, e viene così a poco a poco decostruito quel modello per cui al senso civico deve corrispondere una buona dose di impegno nel (con)seguire la retta del nascere-crescere-e-sposarsi [accomodarsi? forse rovinarsi?]. Questione di crisi economica, di emancipazione femminile, di declino cattolico-religioso e di un’annessa elasticità mentale, ma soprattutto del nuovo uomo contemporaneo, un uomo perlopiù insofferente verso le abitudini emotive e smanioso di esprimere quelle libertà che ha acquistato grazie alla ragnatela della modernità, e di conseguenza allergico a quel piano di vincoli, di pretese e di aspettative che per anni hanno procreato “generazioni mentalmente già sposate”. A ricrearsi non sono solo il concetto di amore e di erotismo come forma di amore, di logiche d’insieme, di svago, di famiglia gerarchica, di solitudini d’intenti, di indipendenza e di linguaggio della personalità, ma anche tutti quei pericoli che ne possono scaturire e le sfumature da cui possono alimentarsi/distruggersi una volta attraversate quelle nuove convergenze verso cui parola, segno e dialogo protendono nelle loro funzioni/nelle loro sorgenti. I social network, dal canto loro, fanno da ponte a questo protagonismo seduttivo che non riguarda tanto i caratteri dei singoli quanto le loro proiezioni su scala virtuale, la loro vita in frammenti su schermo, l’avvicendamento di pensieri istantanei e la costruzione di profili che potenziano l’immagine dentro l’immagine. Essendo ormai i mezzi di contatto/comunicazione più diffusi a livello ordinario, organizzano una realtà così fittizia e di materia sociologicamente interpretativa che da fittizia diventa necessariamente lente d’ingrandimento per studiare la vanità precaria dell’uomo. È dunque una società che attraverso le esperienze pornografiche, “voyeuristiche” e materialistiche che trasmette come veri e propri fenomeni culturali, e per pornografiche le si intende nel senso esteso del termine in quanto anche la società ha un corpo unico e una condotta volta al piacere implosivo/esplosivo – od orgasmo, appunto – mette l’individuo di oggi sopra un piedistallo di natura orgiastica quando lo educa alla forzatura dell’impressione e alla masturbazione/eiaculazione intellettuale verso l’altro, e al contempo di natura auto-orgiastica quando da quest’ultime trae benefici mentali e rifinisce i propri meccanismi di difesa quali pregiudizi e concezioni sul mondo. Tale mappatura lo vede, da una parte, essere ancora membro e cellula di quella borghesia come malattia ancora oggi in evoluzione continua, omologante e multiforme, e dall’altra una macchina erotica, inconoscibile molto più per sé che per chiunque altro, che sputa e riflette gli istinti societari che assimila sugli istinti primordiali e successivi dei propri rapporti. Un processo lento, caotico, già ben avviato, veramente visibile nei prossimi ricambi generazionali, che chiamerà a sé una pietà reciproca come àncora di salvataggio, come «opposizione alla catastrofe», a favore dell’ennesima contraddizione dell’individuo, della sua disgregazione e di una nuova nascita: per l’uomo futuro non sarà difficile raggiungere qualcosa, ma liberarsi dalla condizione in cui si trova.

Condividi :

Leave a Reply