La moltiplicazione dei cretini

L’abuso della libertà di pensiero, assieme all’informazione al tempo della sua sovrabbondanza, è una delle tante caratteristiche del secolo colpevole della più grande defaillance dell’uomo contemporaneo: l’ambizione di esprimere grandi giudizi con piccoli mezzi intellettuali. A tal proposito si espresse parte dell’ultimo intervento di Umberto Eco – ‘Internet ha dato diritto di parola a legioni di imbecilli’ – proprio per la capacità assassina e organizzata che assume la parola nel suo fluire virtuale e strategico, perché fortificato dal sistema informativo che lo spinge, lo motiva e lo giustifica. Partendo da questi assunti, collocabili poi nei diversi rami culturali e sociali – dalla musica alla narrativa, dalla moda al cinema fino ad arrivare alla politica, al divertimento e all’opinione pubblica – potremmo di conseguenza rigirarli e trasformarli nei propri corrispettivi materiali: l’obiettivo del guadagno che muove un certo tipo di politica a struttura circolare, fatta di liberi investimenti e appunto di abusi di potere/diffusione culturale, che ha visto in Internet un trampolino di lancio per fame ingiustificate e scalate all’immagine del nulla, e che appunto rende le case editrici/produttrici/pubblicitarie (o l’uomo-imprenditore) delle vere e proprie istituzioni, uccide la cultura e a sua volta ne crea una propria. È la stessa cultura che partecipa alla Storia, che batte liberamente un terreno di massa, quello della spazzatura spacciata per arte e trasformata in un prodotto di convenienza, del lavoro ottenuto grazie al numero, all’immagine e alla prestazione da avanspettacolo, del sogno ridotto a una scatola dannosa per la collettività e della scoperta continua dell’opinione/creazione che rende Facebook, Youtube&company un mare profondo da studiare. Da qui un forte radicamento metodico, dovuto a una trasmissione del gusto più scorrevole e filtrata allo stato zero, dove la mediocrità attacca la propria sopravvivenza alle statistiche dell’orrore, si profila irriconoscibile tanto da convergere nei luoghi del sapere e viene rafforzata da un’interpretazione quasi religiosa della furbizia, parola-chiave che assurge a costrutto di base di una società volta alla distruzione del valore artistico e alla dis-educazione nel coglierlo. Questa evoluzione (?) economico-virtuale legata al successo e all’apparire non è altro che uno dei motori principali di quel fenomeno – la moltiplicazione dei cretini – che fa dimenticare troppo spesso che fare i soldi con la spazzatura può diventare un canone pericoloso quanto la bomba atomica, nella stessa misura in cui l’ignoranza può fare una guerra e vincerla. Prima dell’annegamento culturale non rimane che un respiro più lungo, una nostalgia eterna per quel filo d’Arianna con cui possiamo uscire dall’inferno contemporaneo e riconoscere chi e che cosa è degno della libertà di fare. È questo l’opportunismo e l’amnesia della società attuale, questo continuo fraintendere le azioni del presente con la legittima trasformazione, questo individuo ibrido che conferisce potere alla propria ignoranza e fa finta di niente, in nome del nuovo che è solo uno schifo più moderno.

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