Nudi, Ignudi

L’inglese presenta due parole diverse per dire nudo: “naked” e “nude”. Per quanto siano contemplabili come sinonimi, lo use of english ci insegna che, se la prima si riferisce puramente all’assenza di vestiti – spesso in correlazione a un sentimento di imbarazzo o di colpa – la seconda viene associata, nel linguaggio artistico e letterario, a un’intenzione volontaria e confortevole – o imposta dall’immaginazione dell’osservatore – del soggetto a cui è riferita, con una sfumatura più marcatamente sensuale. Così, Adamo ed Eva – in Genesi 2,25, Genesi 3,10, Genesi 3,11, nella traduzione corrente della Bibbia in inglese – sono descritti come “naked”, mentre una categoria ben precisa di dipinti – quella dei cosiddetti reclining nudes – utilizza il termine nella sua accezione voyeuristica, poiché rappresenta, innanzitutto, un oggetto concepito per essere guardato nella propria condizione di nudità. Il discorso si fa ancora più interessante se osserviamo l’etimologia delle due parole. “Naked”, infatti, viene dall’antico inglese nacod, di radice proto-germanica (*nakwadaz), che significava anche “spoglio” ma soprattutto “vuoto”, mentre “Nude” viene dal latino nudus, che presenta un campo semantico ben diverso e si può tradurre anche con “puro” e “semplice”.

L’italiano conserva oggi soltanto la parola “nudo” e la sua variante arcaica, non più in uso nella lingua comune “ignudo”. Sebbene i due termini si siano comportati come sinonimi, contengono tuttavia degli elementi di differenza. “Denudare” e “ignudare”, verbi derivati direttamente dalla suffissazione dei sostantivi, indicano due sfumature semantiche diverse dello stesso atto. La “vestizione degli ignudi”, gesto di carità nella tradizione cristiana, significa – oltre che dare dei vestiti a chi non ne possiede – restituire ai malcapitati la dignità della quale sono stati privati dalla stessa condizione di nudità. Inoltre sono chiamati “Ignudi” i venti giovani nudi dipinti da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, raffiguranti alcuni episodi della Genesi, ove l’inglese utilizza oggi la parola “naked”. La parola arcaica, dunque, sembra assomigliare di più, se intersechiamo i campi semantici, a quest’ultimo termine inglese, di cui non possediamo un corrispondente diretto. Rispolverarla potrebbe essere un’operazione interessante per arricchire le possibilità della nostra lingua ed essere capaci di distinguere – senza ricorrere ad alcuna perifrasi – tra la nudità violenta, accidentale e vergognosa e quella naturalmente sensuale, semplice e pura.

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