Un po’ prima di andarsene

La ragazza si sfiorò la punta del naso coll’indice. Non voleva invitare al
silenzio: stava personalizzando il più possibile una pausa prima di parlare.
“Siete molto simili voi due”, disse alla fine, gli occhi chissà dove, a metà
faccia un sorriso di caucciù e nella voce il miele fesso delle venditrici di
materassi della televisione.
“Già”, disse il ragazzo coi capelli a spazzola e il pizzetto ben curato.
“Siete coetanei ?”.
La ragazza fece oscillare l’indice come un tergicristallo.
“Quasi”, disse l’altro ragazzo, capelli a spazzola, occhi scuri e niente
barba. Poi prese un sorso di birra e gettò uno sguardo neutro intorno.
“Lui sembra più grande, però”, disse la ragazza all’indirizzo del ragazzo col
pizzetto. “Gli si vedono i capelli grigi”.
“Ha sofferto di più”.
Il ragazzo senza barba poggiò la birra sul bancone incuriosito da un
marmocchio obeso che s’immergeva nella piscina deserta scivolandoci dentro di
pancia, come un tricheco. Pensò che con ogni probabilità ci sarebbe voluta una
ripresa aerea per fotografarlo tutto intero ma più ancora a quante volte
avrebbe imitato quell’agonia rallentata di lì a qualche settimana e con un
certo numero di chili di equipaggiamento addosso. Una smorfia gli sfuggì
proprio mentre il ciccione spariva sotto la superficie cristallina dell’acqua.
“E tu ?”, domandò la ragazza, le mani sui fianchi all’altezza dei lacci
annodati a fiocco che le tenevano su gli slip di un bikini a motivi
psichedelici in cui dominavano, affiancati o sovrapposti, l’arancio, il giallo,
il turchese e una specie di verde-mela.
“Non tanto e in modo poco appariscente”, disse il ragazzo.
“E che vorrebbe dire ?”.
La ragazza trasse un lungo respiro che le gonfiò il reggiseno. Le cordicelle,
sottili ed elastiche, le aveva intrecciate sul davanti per lasciare scoperte le
spalle: là in mezzo, penzoloni fra un altro paio di masse non indifferenti,
due auricolari nemmeno speravano più di opporcisi alla gravità. Alla fine, la
ragazza si accomodò sulla fronte una larga fascia amaranto che le costringeva
i capelli castani e che non aveva alcun bisogno di essere accomodata.
“Quasi niente”, disse il ragazzo.
L’amico col pizzetto, i gomiti sul bancone, tamburellava divertito le dita ai
lati del bicchiere.
“Cioè ?”.
La ragazza forse era davvero infastidita, forse era solo a corto di pose.
“Evitare di farla lunga, per esempio”.
La ragazza si afferrò i capelli e li ammassò su una spalla. Quelli le
ricaddero di fianco dopo un pesante dondolio, fermandosi nei dintorni
dell’ombelico. Quindi rimase immobile. Sembrava incapace di assumere
un’espressione altrettanto decisa che pareggiasse l’impazienza del gesto.
Nell’incertezza, si limitò a sbuffare. Il ragazzo senza barba e quello col
pizzetto guardarono la mossa e non dissero niente, riappropriandosi uno della
bottiglia di birra, continuando l’altro a palpeggiare il bicchiere. Poco dopo
la ragazza calzò gli auricolari e se ne andò, ciabattando veloce dentro un
paio d’infradito in tinta perfetta col bikini.
“Dici che s’è offesa ?”, borbottò il ragazzo senza barba.
“Non credo. Quelle così e’ raro che facciano una piega”.
“Fica di pietra ?”
“Più che altro le piace crederlo. Visto lo show, no ?”.
“Molto femminile”.
“Anche troppo”.
“Tradotto ?”.
“Il solito. Le donne come manuale vivente di psichiatria”.
“Sono fatte in un certo modo”.
“E noi in un altro”.
“Non digeriscono il sarcasmo, per dire”.
“Le stranisce. Preferiscono l’umorismo intellettuale”.
“Pure se le annoia”.
“Vero”.
“Ad ognuno il proprio manuale di psichiatria”.
“Ti sei guadagnato un’altra birra”.
Il ragazzo senza barba fece cenno al barista che stava caricando la
lavastoviglie. Il barista, chiuso il portello e avviata la macchina, si alzò,
si girò, s’insaponò le mani e le mise sotto al lavandino aperto sciacquandole
fragorosamente. Poi si asciugò, si chinò, apri la cella frigorifera sotto al
bancone, ne estrasse due bottiglie di birra, le stappò e le depose davanti ai
due ragazzi sostituendogli anche i sottobicchieri e colmandogli di nuovo le
ciotole degli stuzzichini.
“Certo che piscine e lettini ce li dovremo scordare per un pezzo. Per non
parlare delle birre e delle ragazze in bikini, manuale di psichiatria o meno”,
disse il ragazzo col pizzetto ben curato, come finendo un ragionamento a voce
alta.
“E’ tardi per ricredersi. E poi alle birre non dovremo rinunciare. Non del
tutto”.
Il ragazzo senza barba stava versando la birra per sé e per l’amico.
“Mi sto chiedendo se ce la faremo”.
“Fai bene a chiedertelo. E aiuta, se non te lo chiedi troppo”.
Il ragazzo col pizzetto prima di prendere un sorso si grattò la nuca.
“Come la vedi esattamente ?”, disse, la mano già nella scodella delle
patatine.
“Vuoi sapere se sono ottimista ?”, disse il ragazzo senza barba afferrando il
suo bicchiere colmo a metà di schiuma.
“Più o meno”.
“Difficile dirlo. E’ un po’ come tutto il resto, per me. Un fatto di momenti.
Certe mattine ti svegli e mettere i piedi fuori dal letto ti sembra non solo
insensato ma quasi impossibile. Altre in cui pare che pure gli alberi ti
sorridano in un certo modo. Non c’è logica, e dove stiamo per andare ce n’è
ancora meno. Quello che voglio è tornare intero”.
“Sono d’accordo”, annuì il ragazzo col pizzetto. “Non c’è uno straccio di
logica”.
“Per questo adesso ti faccio una domanda vera”.
Il ragazzo senza barba sorrise al sorso che stava per prendere. Il ragazzo col
pizzetto frantumò le patatine tutte assieme, con un solo morso.
“Sarebbe ?”, disse, finendo di sgranocchiare.
“Secondo te la ribecchiamo ?”.
“Chi ?”.
“Miss bikini”.
“Quella di prima ?”.
“Quella”.
“L’unica è scommettere”, disse il ragazzo col pizzetto.
“Facciamo venti ?”.
“Facciamo cinquanta”.
“Cinquanta che la ribecchiamo”, disse il ragazzo senza barba vuotando il
bicchiere.
“Cinquanta che ‘non’ la ribecchiamo”, sottolineo’ il ragazzo col pizzetto.
“Non eri tu quello ottimista ?”.
“Mai detto e qualcuno deve pur rimanere coi piedi per terra”
“Cementati, direi”.
“Come ti pare”.
“Andata, allora”.
“Andata”.
Il ragazzo col pizzetto finì la birra. Poi si avvicinò alla cassa, attirò
l’attenzione del barista, pagò e raggiunse l’amico già coi piedi sull’orlo
della piscina, le mani nelle tasche dei pantaloncini di nylon.
“Facciamoci ‘st’ultimo battesimo”, disse il ragazzo senza barba.
“Sperando che non sia l’estrema unzione”, sogghignò il ragazzo col pizzetto.
“Forza”, incitò a ruota.
Dopo aver nuotato, si stesero sui lettini. Il ragazzo col pizzetto ben curato
si trastullò coi giornali, il ragazzo senza barba si addormentò sotto il sole
tiepido del pomeriggio.
Le presenze in piscina piano piano si assottigliarono.
Quando l’ombra ricoprì tutto il rettangolo d’acqua i due si alzarono, presero
le loro cose e filarono agli spogliatoi da dove uscirono una mezz’ora dopo, gli
zaini di tela cachi in spalla e i capelli umidi lisciati quel tanto sulla
testa.
Vicino al cancello del circolo due ragazze li stavano aspettando.
Non appena li videro sbucare sullo spiazzo, presero a fargli cenno con le
mani. Le ragazze erano identiche: stessa altezza, stessi jeans, stessi capelli
castani molto lunghi, stesse infradito. Stessi sorrisi di caucciù. Solo le
fasce che avevano in testa erano diverse. Una ce l’aveva amaranto, l’altra blu.
“Nessuna logica”, disse il ragazzo col pizzetto ben curato.
“Mi sa che mi devi qualcosa”, disse l’altro.

 

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